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Giovanni Licata

Giovanni Licata

Biografia

Nato a Favara nel 1947, nel territorio di Agrigento,Scrive, poesie dal 1990, ha partecipato a diversi concorsi letterari, classificandosi spesso tra i primi posti, approfondendo le propri attività sulla pittura ,e alla vita sociale. ... (continua)


La sua poesia preferita:
Melodico canto
Un soave e melodico
canto invade i sensi
e l'anima mia.
Penetra il cuore
sussurra in silenzio:
Odi questo canto celestiale,
cavalca sulle sue note,
vola con esse,
fatti cullare
e addormentare
dalle soffici nubi,
dal suo candido tappeto...  leggi...

Nell'albo d'oro:
Natale
Perenne ore passate tra amori,
serenità e giochi,
si beve si balla, regna gioia
in quell’angolo di terra.

Pensiero spazia nel tempo, fra
feste di Natale passati in armonia,
rivive la vita con fantasia,
ti ritrovi bambino con gioia
al...  leggi...

Antico mondo
Trasborda
pensiero lungo
il sentiero della valle,
elogia filosofie,
amori e ruderi che
toccano il cielo.

Intriganti vicende
si modellano al presente,
nella storia che
ancora s’accosta tra i ricordi,
dell’incantata visione.

L’animo, tace la...  leggi...

Preludio d'amore
Candita l’immagine vive
immenso dolore
visione tramanda agli avi
sofferenza e timori.

Giorno di coscienza tuona
tocca l’anima mesta
prostra Umile Corpo
rimembra al ciel fatal ricordo

Umiltà rimane
da un mondo lontano
che chiede...  leggi...

Il Giudice
Mitiche imprese,
alto l'onore
il crudele trema
al tuo vigore.
Dalle Madonie
agli oceani tramandavi
ordini e rigore,
appianavi lamenti
con sacrificio e amore.
Spazzavi la morte
scrutavi nelle viscere
della terra, trovavi
scandali e...  leggi...

Verrà l'aurora
Canta
l’Io umano,
irrequieto dell’indole,
ramingo l’essere.
S’alterna, tra le righe del tempo,
la sua memoria,
si mescola tra le file,
e come un esattore s’annida,
nella comicità del momento,
tra l’imbarazzo comune.
Il mondo...  leggi...

Tantu duluri
Quannu a lu munnu,
l'omu nasci,
cu pumu beddu lu diavulu
u firmamentu fici trimari
iddi pù fatu, u vonziru mangiari.
Ogni omu d'allura,
cu stentu e paura,
nni sta vita,
ava prigari.
Cu li mani nghiappati,
di li sudura
l’amuri nnu...  leggi...

Immacolata
La Tua orma onora le ore.
L’umano s’assicura il proprio io,
con la grandezza della Tua lode
scavalca gli oceani,
arriva ai cuori infranti,
che fioriscono del Tuo grande amore.

La via è immensa,
il Tuo “Santo Cuore”,
come il...  leggi...

Cuore
Cuore palpitante
vai, per verdi
Sentieri profumati
dall’inconfondibile
essenza dell’anima.

Al sibilo del vento,
il pensiero profondo
dell’Io, fa un viaggio
d’introspezione,
per trovare
l’amore ormai
lontano dal cuore.

Un grido di gioia...  leggi...

Ardore
Amor che il cuor rallegra,
trafigge l'anima mia,
palpita ardentemente
al tuo sguardo,
gioia e pupille
dei sensi miei.
L'amor profondo
di vita fiorisce,
in quel fluido canto,
mentre lo spirito
con ardore perpetua,
la scia, l'allegria
di...  leggi...

Giovanni Licata

Giovanni Licata
 Le sue poesie

La sua poesia preferita:
 
Melodico canto (30/07/2013)

La prima poesia pubblicata:
 
Melodico canto (30/07/2013)

L'ultima poesia pubblicata:
 
Supremo sacrificio (31/03/2018)

Giovanni Licata vi propone:
 Ardore (14/08/2013)
 Melodico canto (30/07/2013)
 Immacolata (09/12/2013)

La poesia più letta:
 
Ardore (14/08/2013, 3271 letture)

Giovanni Licata ha 10 poesie nell'Albo d'oro.

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Giovanni Licata

Errante

Fiabe
L'errante.
Lontano s'avvia calpestando palude e montagne, un condottiero errante in cerca d'avventura. Gagliardo e fiero a cavallo del focoso cavallo raggiunge una bettola, si accosta alla stalla consegna il cavallo allo stalliere per rifocillarlo, il cielo pieno di nubi minaccia tempesta. Entra nel grande salone pieno di tavole e una schiera di gente che brindava all'incontro. Si sedette e chiamò l'oste per il pranzo, un uomo sorridente si accosto portava a tavola il menu del giorno. Per bere che vi porto disse sorridendo, un urte di vino rispose e un pranzo corposo. Passano pochi minuti, fuori una bufera di vento e pioggia si abbatteva nello steccato. Una allegra canzone addolcì la sala, una giovane donna, elegante nel suo fare si muove nei tavoli porta un sorriso, allietando la tavola. Affascinante scena trappa i conviviali dal pranzo, un battito di mano elogia la giovane, un sorriso e un'inchinò in ginocchio si presta con bacio di mano il forestiero. Passa l'ora la tempesta si calma, detriti di rami trasportati dal vento invadono la via, il cielo ritorna a brillare e gli uccelli a cinguettare, le meraviglie umane si scontrano con il sentimento, nell'animo al giovane affascinato dal melodico canto nasce un incanto, nella stalla dopo aver rifocillato il cavallo lo stalliere lo striglia e lo mette a riposo, mentre una fucina arrossisce il ferro, il fabbro si prepara a sbatterlo per farne un ferro di cavallo. Batte l'orologio le ore, un sonnellino l'avvince, stango dalla cavalcata, al risveglio scendere le scale dalla sala seguito dal quel languido al cuore. Mangiato una scodella di latte, si appresta all'uscio, a visitare il luogo, una visione si presenta ai suoi occhi, la giovane incorreva una galline per riportarla nel pollaio, semi distrutto dal vento, per istinto si avvicina aiutandola a chiuderla. Gli occhi si scontra di un sguardo profondo, i cuori battono frenetici, le mano si stringono con un saluto d'amore, si spalancano le porte dell'androne un odorino d'arrosto esce dalla sala arriva l'ora della cena un sfornato di pane viene servito a tavola e un antipasto di olive e salame con contorno di ricotta di un ovile dalle vicinanze. Nelle vicine case si s'accendono i lumi, e un abbaiare di cani rompono il silenzio, la serata prosegue gioiosa tra canti e balli. Un grido di bambini abbassò la festa, una carovana di zingari arrivano alla fattoria, si siedono ai tavoli, mentre riprende la festa. Il capo accompagna le famiglia tra i tavoli. La sera prosegue in una orgia di vino. Il sonno s'impadronì del giovane con la gioia nel cuore sprofonda nei fantastici sogni erotici, un sogno visioni di un viale di rose tappezzato di merletti, l'attraversa con l'amata in un corteo a festa, nella reggia di un castello con tanti poggi. La notte rosea si interrompe al canto del gallo. La giovane lavoratrice dalla voce melodica l'attente all'uscio, la gioia attraversa il suo viso, quando un scroscio di piatti la distorce dal sentimento, s'avvia verso la cucina a costatare che succedeva seduto sul tavolo trova un bambino che rosicchia un pezzo di pane, tutto intorno un fracasso di piatti, alla visione con serena calma si avvicina al bambino e chiede chi erano i suoi genitori il cuore si indori della risposta, e un trovatello, si era unito con il gruppo di zingari lungo la via, i suoi genitori erano morti in un incidente stradale. L'animo della giovane si riempi di dolore, il bambino da due giorni non prendeva cibo perché alla carovana scarseggiavano i viveri. Come una mamma lo strinse nel suo cuore dopo aver rassettato tutto il caos lo rifocilla con un bagno, lo ristoro con una tazza di latte inzuppato di pane. Il sole splende nel borgo in un via vai di cavalli trasportano i padroni nelle campagne. La vita ritorna sulla fattoria, Il giovane ormai sveglio dopo un doccia, scende per la colazione, vede la giovane con il bambino stretto per mano, un pensiero invade la sua mente come ogni essere vivente si avvicino a loro, con la scusante di servire la colazione, accarezzo il bambino chiedendo tuo figlio, no rispose la giovane, senza parole porto al tavolo la colazione, e si allontanò. Il cuore del giovane si ribellò alla visione si chiedeva perché tanto amore. La mente vago nei corridoi d'albergo, fantastica nella gelosia d'amore, la vita si muove nel cortile dove alberi di pini si alzano in cielo e le palme piene dal frutto, sventolano al vento il lustro del luogo. Pian piano si rianima il luogo, dopo una nottata di riposo con cagnolino a guinzaglio e la paletta in mano, la giovane Zingara esce dall'uscio verso l'aia per passeggiare nel campo. La brina mattutina bagna i piedi nudi di Giada, e il soffice pelo del cagnolino, lei con il sorriso tra le labbra si ferma e osserva il sole, leva le mano in cielo si fa il segno di croce, prega per i suoi genitori che da cielo danno il coraggio a seguire la via con amore, nel fratte po il cagnolino libero del guinzaglio incomincia a correre sui prati ingerendo acetosella dalla fame, Gechi il suo nome, attrazione dei zingari nelle loro traversate, un cagnolino buono da marachelle dilettevole ai bambini, attrazione per i grandi, la sua esibizione dà da vivere agli zingari dell'offerte dei passati. Finita la sua preghiera, Giada rientra nel cortile felice libera di guardare le pecore incolonnate nell'ovile, scoppietta la legna nel focolare dove bolle il latte, in un grande pentolone. Affascinata s'accosta e chiede con grazia un bicchiere di latte, mentre la coda cagnolino scodinzola, il pastore con eleganza l'invita a sedersi sulla panca, dopo aver mescolato il caglio lo immette nel pentolone e inizia a girare con uno scopino affiche la tuma risale, dopo aver sformato il formaggio, sale la ricotta, il pastore prende una scodella, spezza il pane lo inzuppa di ricotta e la porge alla giovane, Gechi inizia a saltellare la giovane lo prende in braccio cin bandolo con le sue mani, quella scena commuove il pastore

Club Scrivere Giovanni Licata 01/03/2020 02:06| 45

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